Rinascenza e la terza dimensione Politica: quella della Coscienza
Un'intervista ad Alessandro Porto che vale la pena leggere.
Solitamente non ripubblico le interviste che faccio per il Pianello sul mio blog personale. Ma dato che questa è un'intervista fortemente politica e - chiariamolo - con una visione che condivido in larga parte, ho pensato fosse il caso di farlo.
Sotto trovate il video e, di seguito, un riassunto fedele diviso per domanda e risposta.
Cos’è Rinascenza e perché avete un Garante invece di altri tipi di figure?
Rinascenza è qualcosa di inedito nel panorama politico, sociale e culturale italiano, oserei dire europeo. È difficile definirlo con le etichette standard. È un movimento nel senso che è fatto di persone che si mettono all’opera. È una corrente di pensiero nel senso che è un modo completamente nuovo di approcciarsi a se stessi, alla realtà e alla politica. A noi però piace definirci una filosofia militante: un modo di pensare e vedere le cose che si traduce in azione concreta nel mondo. Non ha un segretario perché non è un partito. Ha un Presidente del direttorio, che detiene i poteri esecutivi ed è eletto dai prefetti dei comizia, e ha un garante, che sono io, che è invece una figura puramente ideologica: garantisce che il progetto non esca mai dai suoi paradigmi concettuali e dai suoi valori fondamentali. Non ho poteri reali, ma sono il fondatore, e le persone tendono a fidarsi della mia visione.
Come funziona la struttura dei comizia?
I comizia sono assemblee popolari sul territorio, il cuore del progetto. Non sono cellule di partito: ogni comizia è una piccola comunità a sé stante, con le sue aree di interesse e la sua cifra specifica in base alle persone che lo vivono. Ogni comizia elegge un prefetto, che non è un semplice rappresentante ma un vero leader. I prefetti dei comizia formano il direttorio nazionale, che coordina e centralizza le funzioni che a livello locale non si riescono ad amministrare efficacemente. Noi amiamo la democrazia ma ne conosciamo i limiti: preferiamo democrazie dirette, ma in piccolo, dove funzionano davvero, cioè sul territorio. Il resto del progetto è organizzato a cerchi concentrici, come una matrioska, con diversi poli di potere.
Vi collocate a destra o a sinistra?
Quando uno dice “non sono né di destra né di sinistra” è spesso un modo per evitare di prendere posizione. Noi invece riconosciamo che queste categorie esistono storicamente: la destra tende a conservare lo status quo, la sinistra a sovvertirlo. Detto questo, noi crediamo che vadano ridefinite. Allo stato attuale, tutti i partiti in Italia sono di destra secondo le definizioni storiche. Quello che facciamo come progetto è costruire una terza dimensione politica, quella della coscienza. Nell’epoca dell’iper-digitalizzazione, del transumanesimo, dell’intelligenza artificiale, la vera distinzione non è più tra destra e sinistra: è tra chi ha ancora pensiero critico, chi è ancora capace di credere in qualcosa e realizzarlo, e chi invece è stato lobotomizzato dalla propaganda del suo partito o della sua tradizione religiosa. Lasciamo che sia la storia a dire se Rinascenza è stata più di sinistra per tutto quello che ha cambiato, o più di destra per tutto quello che ha riparato.
Quali sono le vostre posizioni sui diritti civili?
Per noi è una cosa scontata, tant’è che ne parliamo poco sui social: non perché non ci interessi, ma perché la consideriamo ovvia. Rinascenza parte dal presupposto che siamo tutti diversi e che questa diversità non è un malus. Uno dei modi per evitare divisioni inutili tra le persone è dare i diritti che rendono la vita delle persone migliore. Il diritto per una coppia omosessuale di essere riconosciuta legalmente è una questione di umanità, che non lede nessun valore e nessun’altra persona. Non vediamo perché dovrebbe essere impedito. Lo stesso vale per il welfare e per il razzismo: non facciamo post contro il razzismo non perché siamo a favore, ma perché il nostro fulcro sono i diritti sociali collettivi, senza i quali quelli individuali non possono realizzarsi pienamente.
Qual è la vostra posizione sulla remigrazione?
Il termine “remigrazione” non capisco perché sia stato tirato fuori, dato che la proposta si limita sostanzialmente alle espulsioni degli irregolari e di chi commette crimini. È esattamente quello che noi abbiamo già nei nostri punti di sintesi politica da anni. Il problema è che il termine lascia apposta un’area vaga, in modo che qualcuno di orientamento più estremista possa estenderla ben oltre. Detto questo, il problema dell’immigrazione di massa economica esiste e va affrontato, perché dietro c’è un traffico di esseri umani, la distruzione degli ecosistemi e degli equilibri geopolitici del sud globale. È ridicolo però pensare che se alcuni immigrati delinquono, lo facciano tutti. Ed è fuori di testa pensare di prendere un ragazzo di diciassette anni nato in Italia e mandarlo in Marocco. La nostra è una posizione impopolare, perché oggi è più facile o dire “sì a tutto” o fare finta che vada tutto benissimo. Noi invece cerchiamo di attenerci alla realtà.
Qual è il vostro posizionamento sull’Unione Europea?
Rinascenza è un progetto paneuropeo: uno dei nostri pilastri ideologici è la dottrina che serve all’Europa per unificarsi e dare senso a un’unità che tenga insieme popoli molto diversi. Il tema europeo per noi è profondissimo. Detto questo, internamente c’è una pluralità di visioni sull’Unione Europea attuale. Tendenzialmente siamo critici verso il neoliberismo e verso il fatto che l’Europa rischia di essere il fanalino di coda dell’impero americano, quasi una struttura di egemonia economica americana sul continente. Ci sono anche documenti della CIA usciti di recente che toccano questo tema. C’è però anche una parte di Rinascenza che dice: l’UE è il meglio che questo periodo storico ha saputo produrre per il progetto europeo, quindi invece di smantellarlo, pensiamo a come riformarlo dall’interno. Da garante non esprimo una posizione personale su questo, proprio perché il dibattito è aperto internamente.
Parlate spesso di poteri occulti e Deep State. Cosa intendete?
Negare che i grandi capitali abbiano un’influenza profonda sulle democrazie liberali non è lungimiranza, è avere le fette di salame sugli occhi. Gramsci diceva le stesse cose ai tempi del fascismo e nessuno lo chiama complottista. C’è stata un’operazione molto orwelliana di riscrittura del lessico per deturpare il dissenso, accorpandolo nella categoria dei terrapiattisti e dei dissociati dalla realtà. Dal COVID in poi abbiamo visto che la medicina non è scevra dagli interessi di Stato, che i media non sono oggettivi. Sono usciti i file di Epstein. Non vedo come sia ancora possibile negare che ci siano persone che cospirano attivamente per il loro privilegio contro tutti gli altri. Parlano letteralmente di noi come bestiame. Rinascenza è chiaramente antifascista. Non è così stupida da pensare che il nemico oggi sia l’immigrato o l’omosessuale. Il vero nemico è chi sta costruendo una distopia, dichiaratamente, e noi siamo probabilmente le ultime generazioni ad avere ancora la capacità di pensare fuori dai loro dettami. Finché quei vampiri non tornano nella loro tomba, siamo noi quelli che finiranno sotto terra. Ecco perché la terza dimensione politica, quella della coscienza, è così centrale: se non combattiamo su quel piano, qualsiasi rivoluzione verrà immediatamente trasformata in un’altra distopia.
Che ruolo può avere San Marino nel mondo e nel progetto di Rinascenza?
San Marino ha già delle strutture che a noi piacciono: la democrazia in piccola scala è quella che funziona meglio, ed è esattamente quello che Rinascenza cerca di replicare. San Marino ha una storia leggendaria, deriva da un manipolo di persone che si arroccarono e sopravvissero ai cambiamenti della storia: un immaginario che non può che piacerci. Quando l’Europa sarà quella che Rinascenza vuole costruire, San Marino, nella sua indipendenza e nella sua tradizione inconsueta, avrà certamente un ruolo nell’arricchire il progetto. Le piccole realtà sovrane sono in fondo l’utopia verso cui ci auguriamo il mondo si muova: comunità indipendenti e democratiche, in relazione tra loro per il bene superiore.



