Ci stiamo facendo fregare dall’Italia
Mentre a San Marino si discute se abolire le residenze fiscali, l’Italia sgancia una chiarificazione che cambia tutto.
L’Italia cambia le regole (davvero)
Per anni il racconto è stato sempre lo stesso:
se vivi in Italia, lo fai “per amore”, accettando stipendi più bassi, meno opportunità e spesso una vita più cara nelle grandi città.
Il lavoro da remoto? Tollerato. Mai davvero preso sul serio.
Ma ieri, 18 gennaio 2026, è arrivata una chiarificazione ufficiale dell’Agenzia delle Entrate, pubblicata da Il Sole 24 Ore, che ribalta completamente lo scenario.
Il messaggio è semplice e potentissimo:
puoi vivere in Italia, lavorare da remoto per un’azienda estera e pagare il 50% di tasse in meno.
Non è una furbata.
Non è una zona grigia.
È una posizione esplicita del Fisco.
Il punto chiave: non conta dove è l’azienda, ma dove lavori tu
Il caso è emblematico.
Una professionista altamente qualificata rientra in Italia dopo anni all’estero.
Lavora per una società con sede in Germania.
Attività svolta prevalentemente dall’Italia.
La domanda è quella che in molti si fanno da anni:
il regime degli impatriati vale anche se l’azienda non è italiana?
La risposta è netta: sì.
Conta dove lavori, non dove ha sede il datore di lavoro.
Un dettaglio tecnico che, in realtà, cambia tutto.
Perché questa cosa è enorme
Prima conseguenza: cade un tabù culturale.
Stabilirsi in Italia non significa più “entrare nel mercato del lavoro italiano” nel senso vecchio del termine.
Significa vivere in Italia e produrre valore per il mondo.
Seconda conseguenza: finalmente si allineano tre cose che fino a ieri viaggiavano separate:
rientro dei talenti
smart working (anche per stranieri)
fiscalità
Il lavoro da remoto smette di essere un’eccezione e diventa parte del sistema.
Terza conseguenza, forse la più sottovalutata:
non serve più stare nei grandi centri finanziari, o industriali.
Milano, Roma e Torino entrano quindi finalmente in competizione con qualsiasi altra città o piccolo comune italiano.
L’Italia “secondaria” entra in partita
Se basta lavorare dall’Italia, allora la domanda è: da dove?
La risposta è sorprendentemente aperta: va bene tutto, dai piccoli comuni alle aree rurali.
Stipendi internazionali + tassazione ridotta del 50% = territori che tornano abitabili per chi lavora qualificato.
E a San Marino? Noi facciamo l’opposto
Mentre l’Italia chiarisce, apre e rende competitivo il proprio sistema,
a San Marino si fa esattamente il contrario.
Negli ultimi mesi il dibattito sulle residenze fiscali ha preso una piega surreale:
requisiti sempre più restrittivi
obblighi di deposito di liquidità nelle banche sammarinesi
e, in alcuni casi, l’idea di abolirle del tutto
Il messaggio che passa è devastante:
non vi vogliamo, o comunque vi vogliamo solo se accettate condizioni irragionevoli.
Il nodo della liquidità (e l’elefante nella stanza)
Pretendere che una persona depositi patrimoni importanti nel sistema bancario sammarinese oggi è, semplicemente, irrealistico.
Dopo l’affare bulgaro, il messaggio arrivato fuori dai confini è chiarissimo:
il rischio percepito è aumentato, la fiducia è scesa, la prudenza è massima.
In questo contesto, chiedere a un nuovo residente di immobilizzare liquidità nelle banche sammarinesi non “seleziona qualità”:
scoraggia chiunque abbia alternative.
E le alternative, oggi, ci sono. Eccome se ci sono.
Addirittura basta solo andare fuori confine!
Il problema è il mercato immobiliare? Bene, ma la soluzione non è abolire
Se il tema è l’impatto delle residenze fiscali sul mercato immobiliare,
la risposta non è chiudere tutto.
La risposta è:
regolare meglio e differenziare
potenziare gli strumenti giusti dando supporto a chi è in difficoltà
proteggere il mercato residenziale senza distruggere l’attrattività fiscale
Buttare via le residenze fiscali è come demolire un ponte perché c’è traffico.
La verità scomoda: l’Italia ci sta fregando
Mentre San Marino discute se alzare muri,
l’Italia abbassa barriere, chiarisce le regole e diventa improvvisamente competitiva.
Per chi lavora da remoto, per chi ha redditi esteri, per chi può scegliere dove vivere,
la scelta diventa sempre meno ideologica e sempre più razionale.
E quando la razionalità entra in gioco,
San Marino rischia di perdere una partita che, fino a poco tempo fa, era quasi vinta.
Questa non è una questione tecnica.
È una questione di visione.
E oggi, piaccia o no,
l’Italia sembra averne una più chiara della nostra.
PS: per approfondimenti sulla situazione italiana, vi invito a leggere questo interessante articolo di ITS Journal.



