Carisp e Bitcoin: il matrimonio inaspettato
La banca più antica di San Marino guarda al futuro digitale. E stavolta fa sul serio.
Il Bitcoin Capital Summit ha fatto tappa a San Marino il 27 maggio scorso, al Welcome Hotel di Dogana, in collaborazione con la Cassa di Risparmio della Repubblica di San Marino. Un evento che arriva dopo le tappe di Lugano, Torino e San Salvador. Guardandolo dall’esterno, potrebbe sembrare l’ennesima conferenza tech con slide patinate e nessun messaggio concreto.
Ma stavolta è diverso. Stavolta si parla di infrastruttura, e soprattutto abbiamo la nostra banca principale che ha deciso di guardare seriamente al progresso, non come esercizio di stile, ma come scelta strategica.
Il Direttore Generale di Carisp, Luca Simoni, ha dichiarato apertamente che la banca sta già esplorando la possibilità di ottenere le necessarie autorizzazioni per deposito, acquisto e vendita di valuta bitcoin. Non è una dichiarazione di poco conto.
È una banca storica, fondata nel 1882, che dice pubblicamente che Bitcoin fa parte del suo futuro. Merita attenzione.

Il dibattito sulla “sopravvivenza” è chiuso
Per anni abbiamo assistito a un dibattito noioso e ripetitivo: Bitcoin sopravviverà? Le criptovalute sono una bolla? Capisco la cautela, soprattutto da parte delle istituzioni finanziarie che hanno responsabilità verso i loro depositanti.
Ma quel dibattito è, di fatto, chiuso.
In Europa, il regolamento MiCA ha finalmente dato alle criptovalute un framework legislativo chiaro e organico. Non è perfetto, e non è leggero, ma è un riconoscimento formale che questi asset esistono, che hanno una funzione economica, e che lo Stato ha tutto l’interesse a regolarli piuttosto che ignorarli.
Dall’altra parte dell’Atlantico, l’amministrazione Trump si è mossa in modo ancora più diretto: il GENIUS Act ha aperto la strada alla regolamentazione delle stablecoin a livello federale, segnalando un cambio di clima radicale rispetto agli anni in cui la SEC era in lotta aperta con il mondo blockchain.
Il mercato salirà, scenderà, ci saranno altri inverni. Ma Bitcoin e le criptovalute non spariranno. Sono infrastruttura. E le infrastrutture non si dibattono, si costruiscono.
I servizi di custodia: più importanti di quanto sembri
La parte più interessante di quello che Carisp sta esplorando non è tanto l’acquisto e la vendita in sé, quanto la custodia. E qui voglio essere diretto, perché è un punto che chi non ha mai messo le mani in questo settore tende a sottovalutare.
Ho lavorato per anni nel mondo Blockchain. E posso dirvi con certezza che uno degli ostacoli più grandi all’adozione di massa non è stato il prezzo, né la volatilità, né la diffidenza normativa.
È stato, banalmente, sapere come gestire un wallet. La custodia istituzionale è esattamente ciò che manca alla fascia di utenti che non sono né tecnici né appassionati, ma che vorrebbero semplicemente diversificare il proprio patrimonio.
Una banca come Carisp che offre questo servizio rimuove una barriera enorme. Non serve più capire cosa sia una seed phrase, come funziona un hardware wallet, o cosa succede se perdi il PIN. Ci pensa la banca.
È lo stesso motivo per cui la gente ha smesso di tenere i soldi sotto il materasso quando sono arrivate le banche. Il principio non è diverso.
Bene, ma non basta
Devo però essere onesto su un altro punto. Questi sviluppi di Carisp fanno piacere, e vanno nella direzione giusta. Ma San Marino nel complesso deve fare di più.
San Marino ha già una storia interessante in questo campo. Nel 2019 fu tra i primi Paesi al mondo a dotarsi di una normativa blockchain, con un modello sandbox affidato a San Marino Innovation. Nel 2021 arrivarono le norme sulla custodia degli asset virtuali, e nell’agosto 2024 un nuovo decreto ha ampliato il quadro includendo deposito, custodia ed emissione di cripto-attività. Il lavoro c’è stato, e va riconosciuto.
San Marino però tende a reagire agli sviluppi del mercato, raramente ad anticiparli. In un settore che si muove alla velocità della blockchain, quella differenza conta. La struttura normativa esiste, ma va tenuta viva e aggiornata.
E qui arrivo al punto che mi sta più a cuore: la regolamentazione in ambito Blockchain non deve replicare i paletti della finanza tradizionale.
Quello sarebbe un errore. La finanza classica ha un’architettura normativa costruita su decenni di storia, di fallimenti, di scandali. Quella struttura ha senso per banche, assicurazioni, fondi. Ma applicarla in modo meccanico a un ecosistema tecnologico che funziona con logiche diverse significa uccidere l’innovazione prima che parta.
Meno burocrazia dove non serve, più chiarezza dove serve. Questo è ciò che distingue un Paese che attira innovatori da uno che li scoraggia.
San Marino può fare quella scelta. Ha ancora il tempo e le dimensioni per farlo bene.



